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SE REALIZZI UN SOGNO, SEI UN PRIVILEGIATO
(IMMAGINARSI  SE NE REALIZZI DUE!)


Bruno Cisamolo e Stefania sono due persone decisamente privilegiate. Non perché la sorte li abbia chissà in quale modo favoriti, chè anzi hanno avuto le loro brave battaglie e difficoltà. Sono, sottolineo, privilegiate perché avendo avuto un sogno, anzi due grandi sogni, sono riusciti a realizzarli entrambi. E questo non è da tutti.

 Ogni uomo e donna nella propria vita vorrebbe essere o fare qualcosa realizzare cioè il sogno che si sente dentro. Ma quanti sono coloro che ci riescono? Se alla fine della vita ognuno facesse la conta di quello che è riuscito a concretizzare nei giorni che la sorte gli ha dato, la maggior parte direbbe “Avrei voluto, avrei potuto, avrei dovuto…”. Bruno e Stefania, invece no, loro possono dire: “Abbiamo voluto, abbiamo potuto, abbiamo fatto”. Beati loro.

 Del primo sogno che hanno realizzato sappiamo quasi tutto: la ricerca dell’ultimo paradiso, il viaggio avventuroso, le difficoltà incontrate nella giungla boliviana dove per anni si sono misurati con la natura più ostile, assaporando appieno l’ultimo scampolo di ambiente incontaminato. Lo sappiamo per aver letto (e chi non lo ha ancora fatto, lo faccia al più presto) il bel libro scritto sulla loro vicenda sudamericana, scritto da Bruno, che tra le tante doti, ha quello di saper scrivere in modo da farsi leggere. Il che non è da molti.  . 

 Bruno e Stefania sono dei privilegiati dicevamo perché sono riusciti entrambi, in quell’inscindibile binomio affettivo avventuroso che li unisce, a coronare anche l’altra grande passione: quella per il mare. Non quello casereccio, da fine settimana, a Loano o a Laigueglia, ma addirittura quello che Cristoforo Colombo chiamava il “Mare Oceano”, con  un viaggio che fa letteralmente rizzare i capelli per l’audacia (o incoscienza, fate voi) con cui è stato concepito.

 Talmente sentita, la voglia di realizzare quest’altro sogno  (accarezzato da molti velisti in verità, ma realizzato da pochi) che ogni difficoltà dell’incredibile avventura sembra, nel racconto, venir meno e ridursi fino al banale incidente. Seguendoli dispaccio per dispaccio, quasi onda per onda, una cosa ci ha soprattutto colpito nella ricostruzione della traversata: malgrado i venti feroci, la fame, il buio, il freddo, malgrado tutto, non c’è mai, dico mai, nel libro, un minimo cenno di rimpianto o pentimento per essersi imbarcati in un’avventura di tale portata. Perfino quando, come in un film dell’orrore l’ondata anomala colpisce il Terra Marique con una sberla che la capovolge e per pochi istanti stanno entrambi a testa in giù immersi nell’Oceano che li vuole inghiottire, perfino allora dicevamo, sulla paura, sul freddo, sul buio ecc. prevale lo spirito d’avventura e ogni difficoltà viene vista e gestita sempre con il distacco che caratterizza l’intera narrazione .

 Agli uomini di terra come me che sono la maggioranza a confronto di quelli di mare; a quelli come me che amano sentire il terreno ben saldo sotto i piedi rifuggendo come la peste dal rullio e dal beccheggio, l’avventura di Bruno e di Stefania appare mirabolante come lo sbarco sulla Luna. Di qui la doppia ammirazione: per l’avventura eccezionale in sé e per il modo con cui essa è stata descritta in termini  non enfatici, quasi banalizzanti, che le danno per contrasto, maggior valore.

 Massimo Boccaletti

 

                                                           *     *     *    *    *    .  

 Caro Bruno,

Ho appena visto il promo della tua ultima fatica letteraria e a quanto vedo deve essere di pregevole interesse.

Anch'io ho visto quei luoghi e condivido le tue sensazioni ed emozioni.
Vivissimi complimenti, sei veramente sempre una sorpresa e mi onoro di esserti amico.

Un carissimo saluto affettuoso a te e a Stefania con l'augurio di vederci presto.


Andrea Flamini

Associassion Piemontèisa
 
                                                        *     *     *    *    *


Ciao Bruno,

il 21 maggio 2008, ho avuto l’onore di averti come ospite nella mia modesta casa.
In quell’occasione, mi hai fatto dono di alcuni libri in ricordo del nostro incontro.
Per  impegni di lavoro, non ho potuto leggere subito quanto da te donatomi.
Questo ritardo, ma soprattutto la curiosità di leggerti, mi creava una forma d’irrequietezza, che sono riuscito a calmare aprendo finalmente “Incontri con gli Dei” una settimana fa.
Credimi, con tutto il cuore voglio dirti “GRAZIE” per le sensazioni uniche e vive, che le tue parole scritte, sono riuscite a trasmettermi.
Il più grande desiderio, mio e di Antonella, è quello di viaggiare.
Purtroppo non sempre la vita permette di realizzare i propri sogni, e questo è un dato di fatto che abbiamo consapevolmente accettato, ma sicuramente la nostra fantasia e i nostri sogni ci portano costantemente lontani in posti a noi sconosciuti.
Per questo il tuo vissuto con Stefania in posti meravigliosi e al tempo stesso duri, ma unici in tutto il loro contesto, raccontato con un trasporto tale di chi ha vissuto realmente e così intensamente, con amore, sofferenza, gioia tante uniche ed irripetibili esperienze, è riuscito a trasmettere in me sensazioni uniche e meravigliose, tali da farmi essere accanto a Voi con Antonella, seduto sulla Vostra Pietra magica, e guardare insieme l’orizzonte.

Con affetto
Niviano
                                                          *     *     *    *    *


Egregio Signor Cisamolo,

innanzi tutto mi permetta di esprimerLe i miei ringraziamenti per il notevole regalo che mi ha fatto: i Suoi tre volumi. Non trovando parole migliori, posso solo dire che sono veramente belli.

Il primo che ho sfogliato è stato „ Alle porte del cielo „ e leggendo „ La felicità della perfezione „ mi son sentito un po’ felice, perché con altre parole, vi ho trovato il mio motto di vita. È da decenni, infatti, che lo pratico: indipendentemente da ciò che faccio, quando faccio qualcosa, la faccio sempre col massimo impegno e concentrazione. Può succedere che il risultato a volte non sia eccellente, ma è senz’ombra di dubbio il meglio che potevo fare in quella determinata situazione.
La Sua capacità di dar voce ai pensieri ed ai sentimenti di un Cavallo  - con la C maiuscola, perché si tratta di un Signor Cavallo - la trovo semplicemente geniale.

Poi mi sono „ impantanato „ in „ Begegnungen mit den Göttern „. Dico così perché mi sono accorto solo alla pagina 100 che avevo trascorso quasi tutto il pomeriggio immerso nelle Sue righe. Per fortuna è venuta mia moglie a ricordarmi che avevamo un appuntamento, altrimenti l’avrei letto tutto d’un fiato fino all’ultima riga. Il Suo stile molto personale è anche molto accattivante.

„ Paradisi di ieri „ l’ho solo sfogliato, ma ho visto subito che non è meno interessante degli altri due volumi.
Momentaneamente ho una caterva di cose da fare, ma so già che, fra una ricerca e l’altra, me li „spolperò“ lentamente e con gusto.

Insieme ad un cordiale saluto, Le auguro una piacevole giornata.

Sigo Lorfeo

                                                           *     *     *    *    *

 

Gentilissimo Signor Bruno,
La ringrazio per l'opportunita accordatami.

Non sono un esteta dello scritto, ammiro pero molto le persone come Lei,
che riescono a mettere su carta sensazioni cosi forti da avere l'impressione
di vivere in prima persona quello che sta raccontando.

Penso che questo mi abbia e mi stia arricchendo.

Con affetto
Loris Bergamo

                                                           *     *     *     *    *

 

Introduzione a "Incontri con gli Dei"
del Dott. Giovanni Corcagnani


La quarta impresa letteraria di Bruno Cisamolo è il diario degli anni "più belli" della sua vita, quelli trascorsi in Kenya, il diario di un viaggio insieme reale e virtuale, il diario di ricordi diventati suoni e luci, che coinvolgono il lettore in un crescendo magico.

Ma più che di un diario si tratta di un’impresa, perché l’autore s’è impegnato a ricostruire e ricollocare in un mosaico molto complesso tessere scolorite dal molto tempo passato e rivoluzionate dall’incalzare vorticoso degli eventi. Un’impresa pericolosa per il rischio di togliere quelle tessere da zone d’ombra e collocarle in coni di luce non vera, finendo per abbellirle a dismisura. Un’impresa riuscita, perché in essa hanno interagito le componenti di ogni successo, cervello, cuore ed istinto, sinonimi di intelligenza, amore ed ispirazione.

Bruno Cisamolo ha ricostruito i ricordi dei suoi anni kenyani con intelligenza, nello sforzo vissuto allora e rivissuto oggi di presentare con lo scrupolo dello studioso le caratteristiche di due civiltà - la nostra e quella dei "nostri antenati", le tribù della savana - due civiltà che egli ha visto incontrarsi e scontrarsi, nel tentativo incompiuto di integrarsi, perché la più debole delle due è stata e continuerà ad essere inesorabilmente fagocitata. Osservatore ed attore su questo scenario - al contempo affascinante e tragico - egli si è impegnato a rappresentarlo con intelligente accuratezza, resa più vera da una disarmante semplicità; ha saputo mettere a fuoco i risvolti sconcertanti sia del nostro invadere cosiddetto civile, sia delle resistenze ancestrali di una cultura indigena tetragona ad ogni cambiamento.

In questo libro c’è poi tanto cuore, il racconto di anni vissuti con un amore intenso per "tribù meravigliose, fiere, forti, che sono riuscite a vivere per milioni di anni in perfetta armonia con una natura tanto dura ed inospitale". Per il loro progresso e benessere egli ha profuso tutte le energie del cuore, tormentato dal "mal d’Africa", la "grande cotta per tutto ciò che lì c’è ancora e che nel nostro mondo non esiste più". Innamoratosi di quel paese dal primo istante Bruno Cisamolo si è " fatto entrare l’Africa nel sangue, nella pelle, nelle vene, nelle ossa,nel cervello, nell’anima e soprattutto nel cuore".

Ma questo diario è stato scritto anche con istinto, un istinto "mistico". L’autore, come aveva fatto intravedere nei tre scritti precedenti, ha tradito le sue ispirazioni ed aspirazioni trascendenti spaziando in orizzonti di un panteismo positivo, accattivante. I suoi "incontri con gli Dei" sono avvenuti nella sconfinata savana su un altare di pietra sotto un albero gigantesco: il Dio dell’indigeno maasai Saitoti, il Dio del Re leone Simba, e, alzando lo sguardo verso il cielo, anche gli Dei delle vette fantastiche del Kilimanjaro e del Kirinyaga, e il Dio della pioggia nascosto fra gli "enormi cumuli bianchi…velieri giganteschi che navigano in un oceano azzurro". Del resto il grande pensatore Maritain aveva scritto: "Inaccessibile ed insieme a portata di mano, Dio investe l’uomo da ogni parte; …e per l’uomo vi sono altrettanti itinerari verso Dio quanti passi sulla terra o quante strade verso il proprio cuore".

In questo diario originale i ricordi diventano "suoni e luci", suoni a volte frastornanti per lo sfacelo di culture che documenta; ma più spesso eco del canto gioioso e delle luci fantasmagoriche della natura, che l’autore adora: gli innumerevoli e variopinti animali della savana con le loro voci inconfondibili nel silenzio dell’uomo, la luce accecante ed onnipotente del sole, la terra ora rosso-sangue ora nera come la pece, l’intensità dei profumi, l’aria fresca, cristallina, pura e rarefatta dei 2000 metri di altezza, la pioggia - grande dono del Dio Enkai - che resuscita la vita nella savana, e infine il fascino del giovane Maasai "bellissimo…con la testa ricoperta di treccioline ben curate e lunghe, il viso dai lineamenti femminei, gli occhi vivi, che ti fissano con uno sguardo fermo, penetrante, aggressivo, quasi arrogante, impertinente e spavaldo".

Ricordi che diventano profezia. Nel raccontare, quasi far rivivere, le fasi del progresso ed insieme della devastazione, di cui l’autore si dichiara compartecipe, egli descrive un passato sfuggito al tempo, perpetuatosi nel presente, ma irrimediabilmente senza futuro. Nel "riuscire a vendere spaghetti ai Turkana, ai Rendille ed agli El molo…, ho superato i confini del tempo,.. ho venduto i miei spaghetti al passato, ad un passato molto remoto, ad una tribù esistita milioni di anni fa, …e che esiste ancora. Ma ancora per poco. Perché purtroppo i confini del tempo finiscono proprio lì, fra presente e passato. Quello che sicuramente non riuscirò a fare sarà superare anche i confini fra presente e futuro, perché per tutte quelle tribù, il futuro non ci sarà".

Kant diceva che "Dio è il cielo stellato sopra di me e la coscienza morale dentro di me". Per Bruno Cisamolo Dio è stato per alcuni anni il cielo stellato del Kenya, la "culla dell’umanità", ed insieme la sua coscienza morale di aver servito, ma soprattutto amato quelle popolazioni, tanto che i ricordi di quegli anni - i più belli della sua vita - sono ora custoditi come "vere e proprie reliquie.

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Einleitung zu "Begegnungen mit den Göttern"
von Dr. Giovanni Corcagnani
 
                                                 

Das vierte literarische Werk von Bruno Cisamolo ist das Tagebuch seiner „schönsten Lebensjahre", die er in Kenia verbracht hat. Es ist das Tagebuch einer sowohl realen als auch geistigen Reise, das Tagebuch der Erinnerungen, die zu Klängen und Lichtern wurden, die den Leser mit einbeziehen in eine schier magische Gefühlswelt.Doch es geht hier mehr als nur um ein Tagebuch, weil der Autor versucht hat, in einem sehr komplizierten Mosaik jene Steine wieder mit Farbe zu versehen und ihnen ihren Platz zu geben, die durch die schwindelerregenden Geschehnisse der Zeit farblos geworden waren. Es ist kein ungefährliches Unterfangen, denn es besteht die Gefahr, jene Mosaiksteine aus ihrem Schatten zu holen und sie in falsches Licht zu setzen, bis sie im Übermaß ausgeschmückt sind. Jedoch ist es ein gelungenes Werk, weil darin alle für einen Erfolg nötigen „Zutaten" zusammengewirkt haben: Kopf, Herz und Gefühl – die Synonyme für Intelligenz, Liebe und Inspiration.

Bruno Cisamolo hat die Erinnerungen an seine Jahre in Kenia zusammengetragen mit der Sorgfalt eines Forschers, der uns die Eigenarten zweier Kulturen so vorstellt, wie er sie damals erlebt hat und die er nun zu neuem Leben erwachen lässt – unsere und die unserer Ahnen und die der Volksstämme der Savanne – zwei Kulturen, die einander begegnen und die immer wieder aufeinanderprallen beim ewig unvollendeten Versuch einander zu integrieren, weil die schwächere der beiden stets von der stärkeren einverleibt wird. Und so wird es auch immer wieder sein. Als Beobachter und gleichzeitig Protagonist dieses gleichermaßen faszinierenden wie tragischen Szenario hat der Autor sich bemüht, die Ereignisse mit besonderer Sorgfalt, ehrlicher und entwaffnender Einfachheit widerzugeben. Es ist ihm gelungen, die Gegensätze ins rechte Licht zu rücken, sowohl jene unserer sogenannten „zivilisierten Übernahme", als auch jene des ererbten Widerstandes einer einheimischen Kultur, die standhaft jede Veränderung ablehnt.

In diesem Buch findet man außerdem viel Herz, dargestellt mit einer tiefen Liebe zu den „wunderbaren, stolzen und starken Volksstämmen, die es geschafft haben, seit Millionen von Jahren in perfekter Harmonie mit einer sehr harten und ungastlichen Natur in Einklang zu leben", in der Erzählung der Erlebnisse jener Jahre. Für ihren Fortschritt und ihr Wohlergehen hat Cisamolo alle Kraft seines Herzens eingesetzt, geplagt von der „afrikanischen Krankheit", „die große Leidenschaft für alles, was dort noch existiert und aus unserer Welt längst verschwunden ist". Bruno Cisamolo hat sich vom ersten Augenblick an in dieses Land verliebt und somit „Afrika in sein Blut, unter seine Haut, in Venen, Knochen, Verstand und Seele, vor allem aber in seinem Herzen Eingang finden lassen".

Dieses Tagebuch ist auch mit viel Gefühl geschrieben, mit einem mystischen Instinkt. Der Autor hat seine über das normale Maß hinausgehenden Eingebungen und Bestrebungen, die er in seinen drei vorhergehenden Büchern gezeigt hat, verleugnet. Statt dessen lässt er seine Gedanken in die Welten des positiven, überzeugenden Pantheismus schweifen, der aussagt, dass Gott das Leben des Weltalls selbst ist. Seine „Begegnungen mit den Göttern" geschahen in der grenzenlosen Savanne, auf einem steinernen Altar, unter einem riesigen Baum: Es war der Gott der eingeborenen Massai Saitoti, der Gott des Königs der Löwen Simba, und, wenn er die Augen zum Himmel erhebt, auch die Götter der fantastischen Gipfel des Kilimandscharo und des Kirinyaga, und der Gott des Regens, der sich versteckt zwischen den „großen weißen Wolken... riesige Segelschiffe, die einem blauen Ozean entgegen fahren." Im Übrigen schrieb der große Denker Maritain: „Unerreichbar und gleichzeitig in Reichweite umgibt Gott die Menschen überall;... und für den Menschen führen gleichermaßen viele Wege zu Ihm, ob als Schritte auf der Erde oder als Wege zum eigenen Herzen".

In diesem einzigartigen Tagebuch verwandeln sich Erinnerungen in „Klänge und Lichter". Manchmal sind diese hellen Klänge ein wenig gestört durch den Zusammenbruch der Kulturen, der hier deutlich dokumentiert wird. Meist sind es aber das Echo der fröhlichen Gesänge und die bizarren Lichter der Natur, die der Autor liebt: die unzähligen und vielfarbigen Tiere der Savanne mit ihren unverwechselbaren Stimmen in der Stille der Menschen, das blendende und allmächtige Licht der Sonne, die mal blutrote mal pechschwarze Erde, die starken Gerüche, die frische Luft, kristallklar, rein und dünn in 2.000 Meter Höhe, der Regen, das große Geschenk des Gottes Enkai, der das Leben in der Savanne wieder erwachen lässt, und letztendlich der Charme der jungen Massai: „wunderschön... mit dem von langen und sehr gepflegten Zöpfchen bedeckten Haupt, mit den feinen femininen Zügen, den so lebendigen Augen, die dich fixieren mit ihrem starren, durchdringenden, fast arroganten, impertinenten, ja, dreisten Blick".

Es sind Erinnerungen, die zu Prophezeiungen wurden. Cisamolo lässt in der Erzählung die Phasen des Fortschritts zusammen mit jenen der Zerstörung auferstehen, Phasen, die er voller Mitgefühl erlebt hat. Er beschreibt eine Vergangenheit, die mit der Zeit verloren schien, die sich jedoch in der Gegenwart verewigt, die aber keine Zukunft hat. „Beim Verkauf von Spaghetti an die Turkana, an die Rendille und an die El Molo... habe ich die Grenzen der Zeit überwunden,...ich habe meine Spaghetti in die Vergangenheit verkauft, in eine sehr weit zurückliegende Vergangenheit, an einen Stamm, den es schon vor Millionen von Jahren gab ...und der immer noch existiert, wenn auch nur noch für kurze Zeit; denn leider enden die Grenzen der Zeit genau dort, zwischen der Gegenwart und der Vergangenheit. Das ist es, was ich niemals erreichen werde: das Überschreiten der Grenzen zwischen Gegenwart und Zukunft, weil es für all jene Stämme keine Zukunft geben wird."

Kant sagte: „Gott ist der Sternenhimmel über mir und das moralische Gewissen in mir". Für Bruno Cisamolo war Gott für ein paar Jahre der Sternenhimmel über Kenia, die „Wiege der Menschheit" zusammen mit seinem moralischen Gewissen, diesen Völkern gedient, sie aber vor allem geliebt zu haben. Gerade deshalb hat er sich diese Erinnerungen an jene Jahre – die schönsten Jahre seines Lebens – bis heute bewahrt wie „echte und ganz besondere Reliquien".

 
Dott. Giovanni Corcagnani
Preside dell’ISIS di Colonia
Vorsitzender des ISIS Köln
(Istituto Scolastico Italiano Scalabrini) 

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Introduzione a "Alle porte del cielo"
del Dott. Giovanni Corcagnani

Sono molti gli scultori, primo fra tutti Michelangelo, che dopo aver strappato al marmo stupende sembianze umane hanno esclamato in un attimo di stupore: "Perché non parli?" Del resto è proprio questo talento che distingue i grandi pittori, musicisti, artisti dello spettacolo e della danza e gli scrittori: riuscire a "far parlare" le loro produzioni artistiche. Ognuno di noi nella contemplazione delle loro opere d’arte o nell’ascolto o nella lettura avverte una voce,sente un messaggio, magari differente, ma pur sempre forte e stimolante.

Sfogliando queste pagine il lettore scoprirà che l’Autore è riuscito far parlare "la sua opera d’arte", il "danzatore di dressage", il cavallo Marconi: gli ha fatto pronunciare parole chiare, testimonianze intense e provocanti, spunti preziosi di riflessione.

Ma c’e di più. Nel suo parlare "l’artista del dressage" non vuole insegnare, non intende educare, non si rivolge direttamente, come altri artisti della penna hanno fatto, alla madre lontana, all’amico del cuore, ad un parente ("Va dove ti porta il cuore", "Ad un figlio mai nato",..). Egli invece parla di sé, fra sé e per sé, si confessa e non va oltre. L’intero arco delle sue sensazioni diventano "parola", testimonianza, ma non più di questo. Proprio come ogni vera espressione artistica il racconto è lì, davanti a noi, penetrante, ma senza violentarci. Il lettore è libero di accoglierlo ed interpretarlo, come e quanto lo desidera.

Così queste "parole" non corrono il rischio di diventare lezioni per qualcuno, che rappresenta la tentazione più comune sulle labbra o nella penna di chi si ritrova un passo più avanti nel cammino della vita e guarda indietro.

Non sono neppure "parole contemporanee", valide oggi, ma forse non più domani. Risuonano invece come messaggi fuori del tempo, validi sempre ed in ogni circostanza.

Ancora di più. Sui banchi di scuola abbiamo appreso che ogni piccola o grande opera d’arte finisce per essere – se autentica - uno specchio fedele dell’autore. Chi conosce l’Autore (lo si può fare leggendo la sua seconda opera "Quando volano gli angeli") ritroverà in queste pagine "il filo di Arianna" della sua vita, quel gomitolo che, legato all’ingresso della non facile giovinezza di Bruno Cisamolo, s’è svolto lungo l’intero labirinto dei suoi anni, portandolo fino all’ "uscita del successo". Una vita contrassegnata da esperienze le più svariate, molte avventurose, forse non tutte portate a termine da vincitore, ma sempre esaltanti.

Ed ecco che non sarà difficile per il lettore immaginare in Grancino e Borsalino i due cavalli giovani, belli ma viziati, in Bonfire il cavallo gran simpaticone, in Rebecca dalla figura gentile, snella ed aggraziata, in Galant il saltatore gran professionista, in Armani ed Ariondola campioni non riusciti solo perché svogliati, ed in particolare in Wigo, il vecchio cavallo nobile con un’educazione straordinaria e belle maniere all’antica, i tratti salienti di persone vere che hanno accompagnato e "segnato" la vita dell’ Autore.

Ed infine in Marconi, il cavallo protagonista del racconto, l’Autore ha saputo scolpire fedelmente ma fuori da ogni tempo storico i caratteri più originali della sua personalità, la ricchezza delle sue esperienze di vita, soprattutto la sua gioia di vivere e voglia di vincere, sempre e comunque, una gioia ed una volontà che "toccano" il lettore in modo profondo ed accattivante.

"Parole" che rivelano talento e diventano veramente un tocco d’arte.

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Einleitung zu "Dem Himmel so nah"
von Dr. Giovanni Corcagnani

Viele Bildhauer, allen voran Michelangelo, die aus riesigen Marmorblöcken feinste Menschengestalten schlugen, verweilten nachher in einem Ausruf der Verwunderung: „Wieso sprichst Du nicht?" Dabei ist es genau diese Gabe, die den Malern, Musikern, Schauspielern, Tänzern und Schriftstellern ihre Größe verleiht: Sie lassen ihre Kunstwerke „sprechen". Jeder, der ihre Kunstwerke betrachtet, anhört oder liest, nimmt eine Stimme und eine Botschaft wahr. Auch wenn sie für jeden anders sein mag, so ist sie immer stark und belebend.

Wer diese Zeilen liest, wird bemerken, dass es dem Autor gelungen ist, „seinem Kunstwerk", seinem „Dressurtänzer", seinem Pferd Marconi eine Stimme zu verleihen: er legt ihm klare Worte, wahre und mutige Aussagen und wertvolle Momente der Reflexion in den Mund.

Aber er geht darüber hinaus. Der „Dressurkünstler" will mit seinen Worten nicht lehren oder erziehen. Er wendet sich nicht, wie viele andere Schriftsteller es getan haben, an die Mutter in der Ferne, den Freund des Herzens oder einen Verwandten („Geh, wohin Dein Herz Dich trägt", „An den ungeborenen Sohn"). Er spricht über sich und mit sich. Er bekennt sich und bleibt dabei. Die ganze Bandbreite seiner Gefühle wird „Sprache", wird zu einer Aussage und nicht mehr. Die Erzählung liegt wie jeder echte künstlerischer Ausdruck vor unseren Augen, sie ist eindringlich, aber nie verletzend. Der Leser ist frei, sie nach Belieben aufzunehmen und zu interpretieren.
Die „Worte" laufen nicht Gefahr, zu der üblichen Belehrung zu werden, wie man sie aus dem Munde und aus der Feder der Menschen, die auf fortgeschrittenem Wege zurückblicken, häufig hören und lesen muss.

Ebenso wenig sind es „zeitgenössische Worte", die nur heute gültig sind und morgen vielleicht schon ihren Wert verloren haben. Ihre Botschaften sind zu jeder Zeit, immer und überall, gültig.

Und mehr noch. In der Schule haben wir gelernt, dass jedes kleine und große Kunstwerk, sofern authentisch, auch immer ein Spiegel des Autors ist. Wer den Autor kennt (wer nicht, kann dies durch das Lesen seiner anderen Werke nachholen), wird auf diesen Seiten den „Ariadnefaden" seines Lebens wieder finden – dieses Wollknäuel, das an die nicht einfache Kindheit Bruno Cisamolos gebunden ist und sich seitdem durch das Labyrinth seines Lebens stetig abwickelte, um ihn bis hin zum „Ausgang des Erfolgs" zu geleiten. Ein Leben, reich an den unterschiedlichsten Erfahrungen, aus denen er vielleicht nicht immer als Gewinner hervorgegangen ist, die aber mit Sicherheit allesamt abenteuerlich und aufregend waren.

Nun wird es dem Leser nicht mehr schwer fallen, in Grancino und Borsalino, den jungen, schönen, aber verwöhnten Pferden, in Bonfire, dem netten Witzbold, in Rebecca mit ihrer schönen, schlanken und anmutenden Gestalt, in Galant, dem professionellen Springer, in Armani und Ariondola, den aus Lustlosigkeit gescheiterten Champions, und vor allem aber in Wigo, dem alten adligen Pferd mit den feinen Manieren der Hohen Schule, die Züge der Menschen zu erkennen, die das Leben des Autors begleitet und „geprägt" haben.

Und schließlich ist es dem Autor gelungen, die aussagekräftigsten Eigenschaften seiner eigenen Persönlichkeit, seinen Erfahrungsreichtum, seine Lebenslust und seinen allgegenwärtigen Siegeswillen in dem Pferd Marconi, dem Protagonisten der Erzählung, wahrheitsgetreu, aber außerhalb historischer Zeitabläufe, zu vereinen.

Seine Lust und sein Wille „ergreifen" den Leser auf eine tiefe und packende Weise.

„Worte", die von großem Talent zeugen und sich zu einem wahren Kunstgriff formen.

Dr. Giovanni Corcagnani

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Egr. Sig. Cisamolo

Lavoro per Tonino Zaccheo ormai da molti anni e vedendo „Incontri con gli Dei" sulla sua scrivania non ho resistito all’impulso di sfogliarlo e leggerlo.
La mia famiglia infatti era in Somalia sin dai primissimi anni trenta e io sono la seconda generazione nata in Africa. Io sono nata a Nairobi nel 1964 ed è stato proprio per questo che il suo libro all’inizio mi ha incuriosito.
Della mia infanzia passata perlopiù a Mogadiscio ho molti bellissimi ricordi, dalla mia „boiessa" che mi accudiva e mi insegnava i suoi canti, dal cucciolo di ghepardo allevato come gatto domestico (che molto domestico non è mai diventato), ai cuccioli di dik dik orfani che i boy raccoglievano nella boscaglia e ci portavano a casa, alle scimmie sugli alberi del giardino di casa .... Ma soprattutto ho dei ricordi incancellabili dei colori e degli odori. Per anni da bambina mi sono nutrita dei racconti e delle foto di mio padre e specialmente dei miei nonni che hanno veramente
visto Mogadiscio fiorire e poi morire. Ormai quel mondo non esiste più è stato spazzato via....
Anche la mia famiglia utilizza comunemente parole somale come intercalare, dal chai al tungi via dicendo...
Comunque volevo ringraziarla per il libro soprattutto per le descrizioni dei paesaggi e della natura, mi ha riportato a galla una serie di ricordi che avevo completamente dimenticato.

Spero di poterla conoscere di persona alla prima occasione.

Grazie ancora e saluti a Stefania.

Valeria

Valeria Ciccotti
Grandi Vini Consorzio Export
via Fattoria Pavan 3
00040 Lariano RM - Italy                                                        

 

 

                                                                      *   *   *   *   *   *

Caro Bruno,

Scrivere ad uno scrittore non è facile e forse è per questo che per scrivere questo mio modesto pensiero ho impiegato ben sei mesi.

Come vedi non ho avuto alcuna esitazione nel chiamarti „scrittore" dal momento che Tu, per eccessiva modestia non hai mai accettato questo ruolo. Certo, questo non è il Tuo lavoro quotidiano, ma come tante altre cose che fai quando ti ci metti, le fai bene, direi molto bene e questo è proprio il lato del Tuo carattere che ti distingue dagli altri comuni mortali.

Ho letto il libro che hai voluto donarmi con estrema facilità, in poche ore e da qui ho preso lo spunto per riconoscerti nelle Tue varie sfaccettature, tutte vere, forti ed intelligenti. Hai avuto una vita interessante, è vero, ma Tu come pochi hai saputo cogliere tutte le occasioni che ti si sono presentate e ne hai fatto una scelta di vita, ti sei coltivato, sei cresciuto umanamente, hai arricchito te e quelli che ti stanno intorno e più di tutto hai respirato a pieni polmoni il vento della vita!

Ho invidia per questo Tuo spirito d‘avventura indomito che io non ho, ma mi vanto di esserti amico e questo mi aiuta a capire molti aspetti della Tua personalità che gli altri non colgono.

Bruno, continua a progettare nuove avventure, alimenta ciò che la natura ti ha fornito, un dono raro e meraviglioso: un‘intelligenza poliedrica, associata a coraggio e spirito d‘iniziativa! Questa è l‘esortazione che ti faccio sebbene sono certo che tu non ne sia perfettamente cosciente.

Un pensiero particolare devo rivolgerlo a Tua moglie Stefania che in silenzio, con abnegazione e dedizione non comune ti segue e ti aiuta come mai nessuna avrebbe fatto. Sono certo che anche lei condivide molte delle tue passioni, ma il fatto è che raramente due persone collimano fino a completarsi come avete fatto voi due.

Complimenti anche in questo caso!

Con profonda e sincera amicizia permettetemi di unirmi a voi in un ideale e forte abbraccio.

Tonino

ANTONIO M. ZACCHEO
Via Roma, 211
00040 - LARIANO


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Carissimi Bruno e Stefania,

Prima di tutto un sentito ringraziamento per il bellissimo regalo ricevuto. I tre libri sono arrivati intatti e sia io che Molly abbiamo già letto „Quando volano gli angeli". Lo abbiamo trovato interessantissimo, o . . . . dovrei forse dire „interessantissimi", perché si tratta di due libri, uno sulla vela e l‘altro sulle avventure del passato. Nella nostra modesta opinione entrambi sono di alto livello sia letterario e sia ocme contenuto. Sono certo che gli entusiasti della vela, e ce ne sono a migliaia negli Stati Uniti, troverebbero istruttivo e interessante la descrizione del viaggio dal Nord Europa a Roma.

Le descrizioni delle varie avventure in Africa si leggono con scorrevolezza ed alcune sono addirittura „mozzafiato" quali la quasi tragedia di Laurin sul Kirinyaga. Neppure io sapevo che gli elefanti potessero essere così aggressivi. Ovviamente non lo sapevano neppure i poveretti che salivano sulla montagna.

Nella nostra opinione i libri sono di un calibro tale da meritare di essere pubblicati da una casa editrice a carattere nazionale e penso che sarebbero ugualmente ben accolti in Italia ma soprattutto in una edizione inglese perché i libri di avventure di vela sono popolari sia in America che in Inghilterra.

Vorremmo incoraggiarvi a promuovere questa idea, perché senz‘altro questi libri sono di valore e non dovrebbero essere ristretti a pochi fortunati (come noi).

Molly ed io saremmo molto felici di ricevere una vostra visita. Sappiamo quanto siete occupati col lavoro, ma se mai veniste negli Stati Uniti saremmo così contenti di avervi con noi e siamo sicuri che ci regalereste tante altre storie interessanti.

Non appena finiremo di leggere gli altri due libri scriverò con i nostri commenti.

Affettuosi abbracci ad entrambi.

Giovanni e Molly

Giovanni Mastrangelo
10210 Town Creek
Old Town
Maryland 21555

 

 

 

 

 

 

 

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