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Buch Nr. 2

Alcuni passaggi del mio secondo libro ...... 

Verso mezzogiorno sentiamo un tonfo:abbiamo urtato contro qualcosa di grosso ed il TERRA MARIQUE comincia a sbandare. Noi correggiamo con la ruota ma la barca non tiene la rotta. Corro a controllare Bastiano, il timone a vento: il poveretto ha la pala del servotimone spezzata ma ancora attaccata in una angolazione storpia che tiene il timone tutto sulla destra.

Era la stagione delle piogge ed il San Juan era completamente in piena. In tre giorni eravamo riusciti a raggiungere la Ceiba. Tre giorni di sole feroce in una canoa di legno instabile.

La nebbia ha ridotto la visibilità a non più di 50 metri e gli scogli affioranti intorno a noi sono soltanto dei puntinmi sullo schermo del radar. C`è solo da credere nella precisione dei GPS e dei computer di bordo e, soprattutto, nella capacità del Capitano di guidare la barca con la tastiera guardando soltanto la bussola e lo schermo.

Al ritorno verso il calduccio del TERRA MARIQUE abbiamo visto qualcosa di strano muoversi fra le barche ormeggiate: era una foca.

 

 

 

Dall'ultimo capitolo:

Ce l’abbiamo fatta. È stata una sfacchinata ma ce l’abbiamo fatta. Ho perso cinque chili ma ce l’abbiamo fatta. Questo viaggio a vela l’abbiamo tanto desiderato, pensato, sognato e finalmente l’abbiamo fatto. Un’altra grande soddisfazione. Ce lo siamo goduto minuto per minuto e nel futuro continueremo a godercelo nel ricordo di averlo tanto desiderato e di essere riusciti a farlo.
Rollo Gebhard è stato il primo tedesco a fare il giro del mondo a vela non-stop in solitario. Ad un giornalista, che gli chiedeva che senso ha sottoporsi ad uno strapazzo del genere, Gebhard rispondeva che per se stesso era la soddisfazione di riuscire a fare qualcosa di straordinario che si è desiderato per tanto tempo. L’esperienza che se ne ricava, però, diventa un capitale per tutti perchè resta come un esempio, la dimostrazione che l’uomo può e sa compiere anche un’impresa del genere.

Bisogna avere delle aspirazioni.
Guardare avanti nel futuro. Vedersi realizzare in un mondo migliore e raggiungere livelli più alti.
Sognare e lottare per trasformare i propri sogni in realtà.
Conquistarsi la vita giorno per giorno, ora per ora e minuto per minuto.
Prepararsi ad affrontare ogni ostacolo ed ogni problema con il fermo proposito di avere successo e ricavarne delle soddisfazioni.
Fare di ogni successo un nuovo stimolo per aspirare ad altri successi maggiori.
Accettare le sconfitte come un ulteriore stimolo a provarci di nuovo o a cercare altre strade che portino prima o poi al successo.
Avere aspirazioni, desideri, sogni e vivere nell’intento continuo di realizzarli e nel piacere di averli realizzati.

Il mio curriculum di studio è piuttosto breve. Essendo nato alla fine del ‘37, poco prima dell’inizio dell’ultima guerra mondiale, ho saltato a piedi pari la scuola elementare. Subito dopo la guerra la mia famiglia è stata sbandata fra Latina, Verona, Modena e Roma ed io ho potuto avere soltanto in casa un minimo di istruzione di base. Mi avevano insegnato a leggere ed a scrivere, e mi sono seduto sul primo banco di scuola soltanto in prima media a Latina. Fra Latina e Roma ho completato le medie, i due anni di ginnasio superiore ed il primo anno di liceo. Sei anni in tutto.

Non sono mai stato il primo della classe. Nella scuola media mi sono trascinato dietro la tara di non aver fatto le elementari e nel ginnasio risentivo della mancanza di quanto non ero riuscito ad imparare e ad assimilare nella scuola media tirata avanti con i denti. Devo dire che, oltre tutto, non trovavo un gran senso in tutto ciò che avrei dovuto imparare a scuola e preferivo di gran lunga dare una mano nel pastificio di mio padre. Questa attività mi affascinava ma, purtroppo, non andava molto bene. Un giorno mio padre mi ha dato la notizia del fallimento dell’azienda e mi ha detto che da quel momento non ci sarebbe stata nessuna possibilità di continuare con gli studi. Non solo, ma da quel giorno avrei dovuto provvedere da solo a procurami da mangiare. Punto!
Avevo 17 anni.

I miei due fratelli, già anziani, hanno trovato più o meno subito una occupazione. Nino, il più grande ed allora trentatreenne, con un rappresentante di materie prime e Nello, 31 anni e due figlie, in un pastificio concorrente. Io, a 17 anni, ero ancora troppo giovane per poter sperare di trovare lavoro.

Dal fallimento era rimasto fuori un camion Fiat 626 perchè le rate ancora da pagare superavano il suo valore. È così che sono diventato camionista. Non ancora con tutte le regole perchè il camion non aveva il permesso di trasportare merci per terzi ed io non avevo ancora la patente. Però, come si suol dire, necessità fa virtù, l’Italia era Italia anche allora e per quasi tutto il primo anno ho imparato a vivere di stratagemmi. Avevo tanti amici più grandi di me che avevano già la patente ed ogni qualvolta che trovavo un trasporto da fare ne invitavo uno a „fare un bel viaggio" a Napoli o a Cesena o Milano o Bari. Guidavo io, naturalmente. Viaggiavamo prevalentemente di notte e quando vedevamo la pattuglia della Polizia Stradale rallentavo e cambiavamo posto con il camion ancora in movimento e con il mio amico ancora addormentato.

Il 2 settembre, giorno del mio diciottesimo compleanno, ho dato gli esami, ho preso la patente e sono diventato indipendente. Ho trasportato su e giù per l’Italia frutta, legna, mobili e quant’altro mi è capitato e sono riuscito ad aumentare notevolmente il debito originale del camion. Per ottenere i contratti dovevo calare continuamente i prezzi e ridurmi a lavorare al limite dei costi. Non restava mai abbastanza per il carburante, per le riparazioni, per le gomme e, cosa molto più grave, per mangiare. Avevo sempre una fame da lupo ma mi potevo permettere molto raramente il tempo e soprattutto i soldi per mangiare. Pesavo 62 kg.

Un po’ per orgoglio ed un po’ per amore facevo di tutto per tener nascosta la situazione a mio padre ed a mia madre e quando mi era possibile cercavo di portare a casa qualche soldino per i costi di casa e, soprattutto, per tranquillizzarli e far credere loro che tutto andava bene e che io me la cavavo. Altrettanto facevano anche i miei fratelli.
Allora non esistevano le autostrade. La velocità massima del mio camion era di 45 kmh ma in salita non superava i 10 kmh! Per un viaggio da Cesena a Roma, 330 km, impiegavo circa 15 ore. Un tempo interminabile in cui non si fa altro che pensare.

Pensare al futuro.
Pensare che quella non era la mia fine ma soltanto un buon inizio, una buona scuola, una possibilità di tuffarmi presto nei problemi della vita per imparare ad affrontarli e risolverli.
Pensare a cos’altro avrei voluto fare, essere e diventare.
Aspirare ad avere il tempo di studiare, di imparare, di dimostrare a me stesso ed al mondo che sarei stato all’altezza di realizzare tutti i miei sogni del momento e tutti quelli che avrei sognato nel futuro, senza limiti.

Due anni dopo, a Narni, nella mia quarta notte di guida con poche ore di sonno in tutto, mi addormentavo al volante e finivo contro il parapetto di un ponte in curva. Danni al carico, danni al camion e, soprattutto, danni al mio orgoglio. Ma la pelle rimaneva intatta. Il mio angelo custode mi era stato vicino.
Era il momento giusto di prendere la grande decisione. Era il momento di cambiare. Ho radunato i creditori, con il cuore in mano ho comunicato loro la mia ferma volontà di sopravvivere, la decisione di smetterla con quel lavoro da bestie ed ho chiesto un concordato. Mi è stato concesso. Ho consegnato loro il camion e mi sono messo a cercare un lavoro diverso. Mi son messo anche a fare programmi per il futuro: avevo deciso di studiare.

Da allora sono diventato un esperto di corsi per corrispondenza. Non aspiravo a nessun titolo ma volevo semplicemente imparare tutto quello che mi sarebbe potuto essere utile per andare avanti nella vita. Alla Scuola Elettra di Torino ho fatto uno dopo l’altro dei corsi di matematica, fisica e chimica. Alla Scuola Svizzera di Luino ho fatto un corso di elettrotecnica ed uno di disegno tecnico. A Porta Portese, il famoso mercato delle pulci di Roma, ho trovato testi sufficienti per perfezionare il po’ di francese che avevo imparato a scuola e per imparare da zero le prime nozioni di inglese, di spagnolo e di tedesco. Negli anni successivi ho fatto in quattro anni un corso completo per geometri e poi mi sono iscritto all’Università inglese di Reading, nel Berkshire, alla facoltà di ingegneria meccanica che mi ha fatto scervellare per altri cinque anni.

Studiare mi è sempre piaciuto. Soprattutto mi è sempre piaciuto imparare quanto possibile nei vari campi di attività in cui ho operato. Negli „anni ruggenti", come li ho sempre definiti, ho studiato e fatto vari corsi e seminari di contabilità ed amministrazione aziendale, times & motions, legislazione internazionale, marketing ed altri. Più tardi, ai tempi della Bolivia, ho studiato medicina veterinaria tropicale, entomologia e parassitologia.

Studiare è bello e più facile di quanto si possa pensare. Basta la ferma volontà di farlo ed il tempo a disposizione è sempre più che sufficiente. A Roma studiavo sul tram. Abitavo a San Paolo e lavoravo al Pastificio Sama, sulla Tiburtina, un’ora e mezza fra tram ed autobus. Viaggiavo con la mia borsa piena di libri e quaderni e, fra mattina e sera, avevo a disposizione ben tre ore al giorno. Negli „anni ruggenti" ero continuamente in viaggio. Trascorrevo dai sei agli otto mesi l’anno fra Africa, Medio ed Estremo Oriente, Australia ed America. Avevo sempre con me una valigetta con libri e quaderni e sfruttavo tutte le ore di volo, le ore di attesa negli aeroporti e le tante ore libere in albergo, la sera e nei fine settimana. Un capitale di tempo messo a frutto nel migliore dei modi.

Il tempo c’è sempre. Basta la volontà di utilizzarlo. C’è un modo di dire molto usato e che non ho mai accettato: „ammazzare il tempo". Il tempo non va ammazzato come non va ammazzato nessun essere umano. Ammazzare il tempo rasenta il suicidio. Il tempo siamo noi, il tempo è la nostra vita che dura un „tempo" più o meno determinato. Ammazzare il tempo è ammazzare una parte di noi stessi e dovrebbe essere severamente proibito come un qualunque altro reato. Chi ammazza il tempo non vive, non utilizza questa cosa preziosa che il buon Dio ci ha dato.

Il tempo è una delle poche cose cui abbiamo diritto tutti in misura uguale. Tutti noi, poveri o ricchi, intelligenti o imbecilli iniziamo la nostra giornata con 24 ore a disposizione. Il successo di alcuni o l’insuccesso di altri dipendono strettamente da come questi utilizzano il tempo a loro disposizione. Utilizzando bene il proprio tempo si possono fare tante cose, si possono imparare tante cose. Si può studiare, si può fare dello sport. Si possono coltivare i rapporti sociali, ecc., ecc., ecc.. Col tempo si può fare veramente di tutto.

Tranne, naturalmente, ammazzarlo.

Come ho già detto, bisogna avere delle aspirazioni, dei desideri, dei sogni. Ma non basta fermarsi a questo. Bisogna buttarsi a capofitto per realizzare le proprie aspirazioni, i propri desideri ed i propri sogni. Agire e non cercare degli alibi per non farlo. Agire e non aspettare che la fortuna o il destino lo faccia per noi. Quante volte ci capita di sentir dire „se avessi avuto un po’ di fortuna avrei potuto fare ....." La fortuna ci può aiutare ma soltanto se ci mettiamo seriamente a „fare".

Mort Crim, in una raccolta di temi trattati nelle sue trasmissioni radiofoniche „Second Thoughts" scrive:

„Voler fare qualcosa non è „fare".
Dire di fare qualcosa non è „fare".
Pensare di fare qualcosa non è „fare".
Organizzarsi per fare qualcosa non è „fare".
Prepararsi per fare qualcosa non è „fare".
Soltanto fare qualcosa è „fare".

A questo proposito c’è la famosa storia del poveretto che era caduto in disgrazia. La sua ditta era fallita, le banche avevano chiuso i conti ed i debitori facevano la fila davanti alla sua porta. Il poveretto si era buttato in ginocchio a mani giunte e, con gli occhi rivolti al cielo ha pregato:

„Dio mio Onnipotente! Soltanto un premio della lotteria mi può salvare. Ti prego! Aiutami!".
La cosa si ripeteva almeno una volta al giorno, sempre con la stessa preghiera.
„Dio mio Onnipotente! Soltanto un premio della lotteria mi può salvare. Ti prego! Aiutami!".
Un giorno, dopo la solita preghiera, il poveretto sente una voce dall’alto che dice:
„Ti ho sentito, ma dammi una mano anche tu! Compra almeno il biglietto!"

A volte la differenza fra gli uomini di successo e gli „sfortunati" sta soltanto nel fatto che i primi „fanno" mentre gli altri „farebbero, se . . . .".

In questo nostro viaggio da Hindeloopen a Roma abbiamo percorso circa 2500 miglia in 7 settimane. Ci siamo spostati fra tanti Paesi tanto diversi l’uno dall’altro per latitudine, clima, cultura, lingua ed abitudini. Abbiamo visitato in tutto 21 porti fra Olanda, Belgio, Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo ed Italia. Per percorrere le 2500 miglia (4600 km) siamo stati in navigazione più o meno 375 ore. Alcune ore alla ruota ma molte di più alla tastiera. Il TERRA MARIQUE si lascia guidare dal computer e ti lascia tanto tempo per goderti la veduta della serie infinita di onde fino all’orizzante lontano, la compagnia dei delfini che giocano davanti alla prua ed il cielo che cambia continuamente lo scenario di fondo. Soprattutto, però, ti lascia il tempo di pensare, di richiamare alla mente e rivivere tanti momenti del passato, tanti sogni realizzati e tanti ancora da realizzare.

Quando penso alla mia vita, ai miei successi ed alle sconfitte del passato ed agli ancora tanti progetti per il futuro mi ritengo soddisfatto, orgoglioso, felice. Continuerò, quindi, a coltivare le mie aspirazioni, i miei sogni, i miei desideri ed a fare di tutto per realizzarli e trarne le mie soddisfazioni.
Non ho mai aspirato a diventare ricco ma nel mio lavoro ho sempre tratto tante siddisfazioni.
Ho sempre desiderato di conoscere il mondo e la natura nei suoi tanti aspetti. Ho voluto volare, andare a vela, conoscere la natura nel mare, nelle foreste, nel deserto. Conoscere quanto più possibile da vicino la natura dell’uomo e degli animali.
Non mi accontento di guardarmi interiormente per sentirmi soddisfatto del passato, non chiudo gli occhi al futuro ma guardo sempre più in là, sempre più in alto, verso il cielo.

Mentre la barca scorre lievemente nell’immensità del mare azzurro io, nella mia fantasia, vedo il futuro come proiettato in un cielo di un azzurro brillante che ritengo più bello di tutti gli azzurri visti dagli occhi degli altri perchè è il „mio" azzurro.
La vista dell’azzurro intenso si associa al senso dei miei desideri ed a suoni dolci, morbidi. Non è semplicemente musica ma sembra un fruscio lieve. Sono le onde tagliate dalla prua del TERRA MARIQUE che avanza nello spazio sconfinato del mare e sono ali che si muovono leggere nel cielo.
Proiettati verso quel cielo vedo i miei successi e le mie soddisfazioni che mi hanno dato lo stimolo per aspirare ad altri successi ed altre soddisfazioni.
Vedo insieme anche le mie sconfitte, tante, che mi hanno dato lo stimolo a riprovarci per ottenere ancora tanti altri successi e tante altre soddisfazioni.
Vedo le mie aspirazioni. Vedo i miei desideri. Vedo i miei sogni.

In quel cielo il tempo, lo spazio ed il movimento si mescolano e si confondono come se fossero un’unica, sola cosa. C’è il passato, c’è il presente e c’è il futuro. C’é lo spazio in cui sono in questo momento, ci sono i tanti spazi che ho occupato nel passato e ci sono già anche i tanti spazi in cui voglio ancora muovermi nel futuro.
Tempo, spazio, movimento e sensazioni. Sono un’unica cosa.
Probabilmente l’azzurro vuol rappresentare l’ottimismo e l’atteggiamento positivo con cui ho saputo quasi sempre affrontare la vita pretendendo molto, ottenendo molto ed accettando di buon grado anche le sconfitte.
Il suono dello sfondo diventa movimento e rappresenta un tutt’uno con lo spazio, il tempo e le sensazioni. Il tutto è come un volo di angeli, tanti angeli, ed ognuno rappresenta un momento, un fatto, un desiderio, un’aspirazione, una soddisfazione, un successo della mia vita.
Volano nell’azzurro brillante del cielo, nel mio azzurro, che sembra voler brillare particolarmente per loro e sorridere alla grazia del loro volo.

Perchè, si sa, quando volano gli angeli il cielo sorride.

Sempre.

 

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