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Buch Nr. 3

Alcuni passaggi del mio terzo libro....

Lesen Sie aus meinem fünften Buch ....

Se ci pensiamo bena, nella vita abbiamo quasi sempre l`opportunità di scegliere fra due o più alternative. Sia nelle cose semplici che in quelle più importanti e dicisive. Le scelte sono influenzate a volte dal nostro carattere e dalle nostre tendenze personali oppure più semplicemente dall`umore del momento.

Wenn wir genau überlegen, haben wir alle im Leben fast immer die Möglichkheit zwischen zweioder mehreren ALternativen zu wählen, sei es in den einfachen oder in den schwierigen, wichtigen Dingen. Unsere Wahl wird manchmal beeiflusst von unseren Charakter, von unseren persönlichen Gewohnheiten oder ganz einfach von unserer Stimmung im Augenblick.

La vita è sempre pronta a darci tanto di più. A volte basta soltanto tenere gli occhi aperti e guardare dalla finestra giusta.

Das Leben ist immer bereit, uns viel mehr zu geben. Oft reicht es einfach, die Augen auf zu halten und aus den richtigen Fenster zu schauen.

Abbiamo fatto della natura un mezzo da trasformare, da utilizzare, da contaminare e, molto spesso, da distruggere in funzione delle nostre necessità più immediate.

Wir haben aus der Natur ein Mittel zum Wandeln, zum Gebrauch, zum Verschmutzen und häufig auch zum Vernichten gemacht, nur um unsere vordergründigen Bedürfnisse zu befriedigen.

Wigo aveva ragione quando mi disse: "Non avere paura! Se la tua volontà di arrivare quassù è veramente così forte, tu ci resterai anche se i tuoi piedi saranno sulla terra."

Wigo hatte Recht, als er mir sagte: "Habe keine Angst! Wenn deine Bereitschaft oben anzukommen, wirklich so stark ist, bleibst du oben, auch wenn deine Hufe auf der Erde stehen.

 

Dal penultimo capitolo:

Qualche secondo di silenzio, poi il suono pacato di un Adagio Maestoso di Monteverdi, tenuto ad un volume ben marcato, si diffonde nell’aria piena di tensione e di attesa. Dal fondo pacato del violoncello emergono i toni più alti della viola e del violino, mentre al di sopra di questi, alla conduzione del bel tema barocco, si alternano i tocchi secchi del cembalo con i passaggi delicati, tondi e morbidi dell’oboe che fa da padrone.

Gli spettatori sono immobili e guardano verso l’entrata della pista in un silenzio quasi religioso. Oltre al suono delicato di sottofondo si sente soltanto il battere lento e cadenzato dei miei zoccoli che avanzano sulla pista di sabbia gialla.

Entro in pista con un bel trotto lento, alto e raccolto. Sono trenta metri in linea retta fino al centro dove c’è l’Halt obbligatorio per il saluto cerimoniale alla giuria. I tre giudici mi scrutano con aspetto serio dai loro rispettivi posti all’estremità della pista. Hanno il cilindro nero calcato in testa ed un aspetto che fa presagire un giudizio serio e professionale.

Nel momento esatto in cui raggiungo il centro la musica si arresta ed io mi fermo, immobile come una statua ma con un cuore che batte forte. Non solo per l’emozione, ma anche perché, per sciogliere bene i muscoli e prepararci a dovere, abbiamo lavorato nella pista esterna di prova per oltre un’ora sotto un sole feroce. Non è un vero e proprio fiatone: le pulsazioni sono sui 60 ed il respiro 50. Normalmente posso reggere bene a 80 e 80 per una buona mezzora.

La fronte è perfettamente perpendicolare al suolo, la coda leggermente sollevata ma ferma al centro ed in linea con la spina dorsale, i quattro zoccoli perfettamente allineati fra di loro. Quelli posteriori sono leggermente avanzati rispetto alla verticale delle anche. L’occhio è ben aperto ed attento.

Il mio Signore, tenendo la fronte alta e lo sguardo rivolto alla giuria, passa le due redini di destra alla mano sinistra, porta lentamente la mano alla falda del cilindro, lo toglie, distende il braccio verso l’esterno, inchina leggermente il capo in segno di saluto e la Giuria lo contracambia. Poi riporta lentamente il cilindro sul capo, riprende le due redini e stabilisce di nuovo il contatto completo con me. Io, intanto, sono rimasto perfettamente immobile con i quattro zoccoli fermi in un rettangolo perfetto, il collo gonfio ed arcuato, la fronte perfettamente verticale e le orecchie leggermente rilassate e puntate in avanti a riprova della mia completa attenzione e tranquillità.

Adesso il mio Signore riprende i comandi. Con un movimento quasi impercettibile del polso ed una leggera pressione delle ginocchia mi avverte che sta per dare l’ordine di partenza. Io sono pronto.

Oggi, più che mai, sento quanto grande sia il mio amore per Lui e quanto io abbia bisogno di Lui per raggiungere e mantenere quello stato di estasi che mi da la danza e che ha dato un senso alla mia vita. Solo con Lui posso ritornare Lassù e riprovare il massimo di quel senso di beatitudine che sto sognando tutti i giorni e per il quale mi sono allenato con una volontà quasi caparbia. Abbandonarsi a Lui non è più un gesto di obbedienza cieca, come poteva esserlo forse nel passato prima che arrivassi a capirlo, ma è la mia più grande aspirazione, il più grande dei miei desideri perché con Lui e solo con Lui posso ritornare a volare e vivere lassù in quello stato di estasi.

La Comunione con Lui è la forma più elevata e sublime di concentrazione, di abbandono, di meditazione, di estasi e di preghiera. Ed in questo preciso momento ho la certezza che sto per provarla di nuovo, perché oggi lo voglio con una forza che non ho mai avuto prima d’ora.

Ecco! Il comando arriva, appena percettibile e la musica riprende. I miei muscoli si muovono al comando diretto che è arrivato dall’Alto ed io, senza quasi accorgermene, sono già al trotto, un trotto ben cadenzato, elastico, raccolto ed elegante. Veramente spettacolare perché quello che stiamo facendo è vero spettacolo. È arte.

Aus dem vorletzten Kapitel: 

Nach einigen Sekunden der Ruhe die gelassene Musik von einem "Adagio Maestoso" von Monteverdi, gespielt in einer wohltuenden Lautstärke, verbreitet sich in der Luft voller Spannung und Erwartung. Aus den Klängen der Geige entweichen die hohen Töne und mischen sich mit den trockenen Akkorden der Cembalos und den delikaten, runden und weichen Passagen der Oboen.

Die Zuschauer sitzen ganz ruhig und schauen still nach dem Eingang des Vierecks. Ausser der Hintergrundmusik hört man jetzt nur das leise Klopfen meiner Hufe, die sich langsam auf der gelben Sandbahn nähern. Ich trete in die Bahn mit einem eleganten, versammelten Trab ein. Es sind dreißig Meter gerade Linie bis zur Mitte, wo der obligatorische Halt zum Gruß an die Jury ist. Die drei Richter beobachten mich seriös von ihrem Häuschen am Ende des Vierecks aus.
Sie tragen einen schwarzen Zylinder auf dem Kopf und machen einen Eindruck, der einen seriösen und professionellen Schiedsspruch verspricht. Im gleichen Moment, in dem ich in der Mitte der Bahn ankomme, hält die Musik an und ich bleibe stehen, unbeweglich wie eine Statue, aber mit einem schnellschlagendem Herzen. Nicht nur wegen der Aufregung, aber auch, weil ich zum Anwärmen der Muskeln und zur Vorbereitung, bereits über eine Stunde auf dem äußeren Abreiteplatz unter der heissen Sonne gearbeitet habe. Es ist keine wirkliche Atemnot, der Puls ist bei sechzig und der Atem bei fünfzig. Normalerweise kann ich achtzig und achtzig für eine gute halbe Stunde aushalten. Der Kopf ist perfekt senkrecht zur Erde, der Schweif leicht gehoben, aber ruhig und in einer Linie mit den Rücken. die vier Hufe perfekt aufeinander ausgerichtet. Die hinteren Beine sind leicht vor die Vertikale der Hüften geschoben. Die Augen sind weit geöffnet und aufmerksam.

Mein Herr, die Stirn hoch gereckt und den Blick auf die Richtern gerichtet, nimmt die rechte Zügel in die linke Hand, hebt langsam die rechte Hand bis zum Zylinder, nimmt ihn ab, beugt den Arm nach aussen, verbeugt sich leicht und die Richter erwidern den Gruss. Dann setzt er den Zylinder wieder auf, nimmt erneut die rechte Zügel in die Hand und stellt mich wieder an den Zügel. Ich, in der Zwischenzeit, stand mit den vier Hufen absolut still in einem perfekten Viereck, mit meinem Hals stark abgerundet, die Stirn perfekt senkrecht. Die Ohren locker mit den Spitzen nach vorne geschobenen zeigen meine komplette Ruhe und Aufmerksamkeit.

Jetzt übernimmt mein Herr wieder das Kommando. Mit einer kaum wahrnehmbaren Bewegung des Handgelenks und einem leichten Druck mit den Knien zeigt er mir, dass Er gleich das Kommando zum Start gibt. Ich bin bereit.

Heute, mehr als sonst, spüre ich, wie groß meine Liebe für Ihn ist, wie sehr ich Ihn brauche, um diesen Punkt der Ekstase zu erreichen und dann zu halten, den mir die Dressur gibt und welcher meinem Leben einen Sinn gegeben hat. Nur mit Ihm kann ich wieder dort oben hin gelangen, und das Maximum dieses Gefühls des Wohlseins erreichen, welches ich jeden Tag erträume und für welches ich mit einer fast halsstarrigen Bereitschaft trainiert habe. Sich Ihm so willenlos hinzugeben, ist nicht mehr ein Zeichen von blinder Ergebenheit, wie es vielleicht in der Vergangenheit gewesen war, bevor ich begriffen hatte, dass es mein Bestreben, der grösste meiner Wünsche war, mit Ihm und nur mit Ihm immer wieder zu fliegen, und auf dieser Ebene von Ekstase zu leben. Dieses Zusammensein mit Ihm ist die höchste Form der Konzentration, der Meditation, der Ekstase und des Gebetes. Und genau in diesem Moment habe ich die Gewissheit, dass ich es wieder spüren werde, denn genau heute will ich es mit einer Kraft, wie ich sie früher noch nie gespürt habe.

Da, das Kommando kommt, fast unmerkbar, und die Musik spielt wieder. Meine Muskeln bewegen sich sofort nach dem, was von da oben kam. Ohne dass ich es merke, bin ich schon im Trab, einem Trab schön im Takt, elastisch, versammelt und elegant. Wirklich spektakulär, weil dass, was wir hier machen, wirkliche Kunst ist, pure Kunst.

 

 

 

 

 

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